Le strade di chi ama

Per una rinascita educativa e culturale di Caserta.

La recente tragedia di Gennaro e Gabriel è stato un colpo in pieno viso alla nostra città, e ci porta ad interrogarci sulle possibili azioni da intraprendere con un’intensità e un carico emotivo maggiore che in passato. Non è un problema singolo, che può essere inquadrato e risolto con una sola contromisura. E’ invece un problema complesso e richiede soluzioni complesse, diversificate per tempi e contenuti.

Questa è la nostra proposta organica, strutturale, che presentiamo non solo come parte importante del programma elettorale di Caserta Decide. Prima di essere candidati, siamo cittadini e cittadine, commercianti, attivisti e attiviste di associazioni, e spendiamo il nostro impegno sociale sul territorio. Perciò questa proposta è innanzitutto uno sfida positiva e costruttiva che lanciamo alle attuali Istituzioni, a chi amministra oggi la città, alla comunità intera. Perché ci sarà bisogno di tutti e tutte per riuscire ad evitare che l’incontro tra due coetanei possa ancora trasformarsi in uno scontro mortale.

Prevenzione e controllo

La prima risposta deve essere netta: trovare le misure per stringere gli spazi di violenza, attraverso un maggiore presidio del territorio in grado di disincentivare e prevenire atti di offesa. Ma questa è solo una soluzione tampone, che non risolve assolutamente il problema alla radice ma anzi serve solo a dare una risposta muscolare ad una questione che invece è estremamente complessa.

La recente Ordinanza del Sindaco di Caserta suscita in noi molte perplessità. Vogliamo sgombrare il campo: la violenza degli scorsi mesi non è figlia dell’uso di alcool o di sostanze stupefacenti; tutt’al più il loro uso non consapevole può essere una concausa della violenza. Sostenere che chi beve è automaticamente pronto ad usare violenza indiscriminata è un’assurdità. Inoltre, con la delibera, si stabilisce uno stato d’eccezione col quale si limitano drasticamente le attività commerciali, con una stretta più forte in un quadrilatero di città che, per quanto ci riguarda, è una totale invenzione di chi non vive minimamente la Caserta notturna. Come a dire: visto che non posso prevenire altre tragedie, faccio terra bruciata sulle condizioni nelle quali potrebbero verificarsi. La scelta sembra chiara: invece di costruire ponti poggiandosi su chi è presente in strada quotidianamente, si preferisce colpirli duramente addossandogli tutta la colpa dopo due anni di pandemia e difficoltà economiche.

Non c’è alcun riferimento alla presenza di FF.OO. che possano accrescere controlli e prevenzione. Di questo, siamo consapevoli che la competenza e responsabilità travalica la singola amministrazione comunale: considerando che l’Ordinanza è stata emessa a seguito dell’incontro del Comitato Ordine Pubblico e Sicurezza, ci chiediamo che tipo di contributo possa venire dalle Istituzioni che rappresentano i poteri centrali ed hanno maggiori competenze nell’ambito dell’ordine pubblico, quali Questura e Prefettura. Sorge inoltre un’altra domanda: come si controllerà che circa 100 attività commerciali rispettino questa ordinanza se non si dispone di forze per presidiare semplicemente il territorio?

In ogni caso, lo stato d’eccezione è partito dal giorno 1 settembre e terminerà il 30 dello stesso mese. E dopo?

COSA FARE?

Le famiglie, la scuola, i bar, le istituzioni, i ragazzi stessi. Di chi è la responsabilità di quanto è accaduto? Non di un solo elemento, ma di tutti. È un sistema di cause concatenate tra loro. Perciò, ognuno di questi attori deve essere coinvolto e fare la propria parte. Serve un’azione di sistema,di cui iniziamo a delineare alcuni punti in questa proposta che speriamo potrà arricchirsi attraverso un confronto e una discussione pubblica.

Nessuna di queste proposte, da sola, costituisce la soluzione. Ma, tutte insieme, possono far fare un enorme passo avanti alla nostra città riducendo i rischi di nuove violenze. Esse mirano a ricostruire la comunità educante, a riaccendere la cultura dell’inclusione, della non-violenza, dello scambio e del confronto.

Disseminare socialià

I ragazzi e le ragazze di Caserta vivono in un mondo chiuso, con scarse prospettive e zero luoghi di incontro diversi dalla strada, dai bar, dai centri scommesse.

Occorre aprire dei presìdi di incontro e socialità in ogni quartiere, che siano CENTRI MULTISERVIZI. Col contributo del Terzo Settore, possono diventare luoghi di supporto alle famiglie nell’accesso alle forme di reddito dirette e indirette, luoghi di iniziative nelle quali coinvolgere la comunità, in cui operatori sociali possano acquisire legittimità all’interno dei quartieri in qualità di portatori di servizi di cultura, corpi intermedi che possano riavvicinare le persone alle Istituzioni. E viceversa. Perché le Istituzioni, nella propria burocratica quotidianità, rischiano di perdere di vista proprio le persone in carne e ossa: un rischio che interessa tutti noi che ci candidiamo ad assumere un ruolo amministrativo. Laddove non vi siano immobili comunali, si può provare a coordinare un’azione con altri luoghi, come le Parrocchie o le stesse scuole.

Si può sradicare la cultura della violenza e della sopraffazione rendendo protagonisti di questo processo i cittadini e le cittadine, le famiglie, i ragazzi e le ragazze. La presenza di “centri sociali” cioè di socialità, può creare un ambiente dove si inizia a praticare tutti insieme uno stile di vita diverso da quello imposto dai meccanismi della strada. Uno di questi luoghi può essere proprio l’Ex Onmi affidato al Centro Sociale Ex Canapificio e ad una rete di 30 associazioni, luogo di cui la città attende la ristrutturazione da parte del Comune.

Fondamentale inoltre sviluppare iniziative culturali (proiezioni, spettacoli teatrali, concerti, presentazioni di libri etc) da diffondere in tutto il centro storico della città, per offrire alternative all’unico modello di divertimento oggi esistente. Queste iniziative possono essere organizzate con il supporto dei commercianti, delle associazioni, degli operatori del settore culturale, ma hanno bisogno del supporto strutturale dell’Amministrazione comunale che deve supportarle con fondi, ove possibile, e sollevando di determinati tributi gli organizzatori.

Riaprire subito la Biblioteca comunale

Dopo lunghi anni di attesa, finalmente la città di Caserta dispone nuovamente di una biblioteca. Ma questa da 11 mesi è chiusa per via di un problema tecnico molto banale: il cambio degli estintori.

La biblioteca non è solo luogo di studio e di apprendimento: dispone di spazi utili per incontrarsi, socializzare e vivere delle esperienze. È in una zona della città densa di rioni popolari, i cui ragazzi non usufruiscono spesso di quella struttura. Che invece potrebbe essere popolata, vissuta e riqualificata. Esiste un Patto di Collaborazione con l’Associazione COMBO, un Comitato che vuole impegnarsi per rivitalizzare la Biblioteca. L’Amministrazione Comunale dia ampio margine di azione a questi ragazzi e ragazze, rendendo di nuovo la Biblioteca fruibile, e le associazioni casertane collaborino con questi giovani per rendere la Biblioteca anche spazio sociale, vissuto anche di sera.

Valorizzare la città come bene comune

L’esperienza dei giardini pubblici oggi gestiti tramite “Patti di Collaborazione” è emblematica. Parliamo di giardini lasciati per anni all’abbandono, allo spaccio e al consumo di sostanze, anche da parte di minorenni. Gruppi di cittadini e cittadine, coadiuvati da alcune associazioni, hanno sperimentato una diversa gestione di questi luoghi rendendo infine quei luoghi nuovamente vissuti dagli abitanti del quartiere e della città. In ultimo, anche dagli stessi ragazzi che prima lo deturpavano. È un modello di gestione vincente e consolidato, attivo da diversi anni, da estendere e rilanciare.

Ci sono Villette nello stesso stato difficile nel Rione Tescione ed in altri punti della città. Il Comune potrebbe convocare le realtà sociali presenti sul territorio e concordare le eventuali modalità di un affidamento delle Villette secondo il Regolamento dei Beni Comuni, nel quale andrebbero stralciate le parti più controverse e farraginose, per facilitare ulteriormente i processi di gestione condivisa.

Lo stesso modello di contrasto al degrado e a fenomeni di violenza, lo si potrebbe sperimentare nel “quadrilatero” del Centro Storico di Caserta, valorizzandolo attraverso un’ampia coprogettazione di iniziative sociali, culturali, musicali, sportive che rappresentino da un lato un deterrente rispetto a quanto oggi accade in quelle strade, dall’altro un’alternativa al modo di vivere la propria città. Lo stesso Centro Storico potrebbe essere oggetto di un Patto di Collaborazione tra cittadini ed Istituzioni, utilizzando l’apposito Regolamento dei beni comuni.

Sperimentare nuovi percorsi

Abbiamo bisogno di restituire allo sport la propria funzione sociale, culturale ed educante. A Caserta sono moltissime le realtà che hanno scelto di strutturarsi in contesti complessi con l’obiettivo di offrire un’alternativa ai giovani dei quartieri più difficili. È fondamentale supportare queste realtà, portarle in ogni quartiere periferico o popolare, pubblicizzarle e offrirgli la possibilità di utilizzare gli spazi pubblici e comunali.

Al momento inutilizzato, il Palavignola è di fronte ad una struttura che ospita due istituti superiori della città: il Liceo Artistico “San Leucio” e il Liceo Classico “Pietro Giannone”, che non dispongono di una palestra. Sembra veramente assurdo che ci siano, nel raggio di 10 metri, un palazzetto sportivo abbandonato e due scuole prive di palestra.

Il Palavignola può essere la sperimentazione di un’innovativa operazione culturale ed educativa: un affidamento “misto” a due scuole ed Enti del terzo settore attivi nel quartiere, che possono così, oltre ad utilizzare la struttura per le proprie consuete finalità, anche elaborare una programmazione integrata e condivisa sui temi dell’inclusione, dell’accoglienza, della non-violenza, della mediazione dei conflitti e tanto altro.

Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento

I PTCO sono l’evoluzione dell’Alternanza Scuola-Lavoro, obbligatoria per gli studenti nell’ultimo triennio delle superiori. Il Comune può coordinare e favorire l’incontro tra scuole superiori ed Enti del Terzo Settore disponibili a coinvolgere gli studenti nelle proprie attività. Quest’azione rappresenta anche un riconoscimento al ruolo che il Terzo Settore ormai svolge anche in ambito lavorativo, costituendo uno sbocco qualificato al pari di tanti altri.

Rigenerazione e bellezza

Le periferie della nostra città, così come i rioni popolari, soffrono uno stato di abbandono e degrado senza precedenti. A dispetto delle apparenze, sono questi i luoghi dove invece si consumano violenze quotidiane e soprusi. Mancano servizi, mancano trasporti pubblici, mancano spazi di aggregazione, manca la bellezza. In questo contesto, molte realtà sociali, associazioni ed enti del terzo settore agiscono quotidianamente per cercare di migliorare la situazione ed offrire alternative. È necessario che l’ufficio delle politiche sociali si coordini con queste, per mettere in piedi un piano efficace di servizi, attività culturali diffuse, aprendo, ove possibile, centri aggregativi.

Sostanziale è quindi la rigenerazione del tessuto sociale e la lotta al degrado e all’abbandono: bisogna coinvolgere i residenti e le associazioni nella cura degli spazi comuni, destinando fondi e affidandosi alle competenze della cittadinanza, anche attraverso i patti di collaborazione. Di pari passo deve procede la rigenerazione urbana, attraverso il rifacimento delle palazzine con gli  ecobonus oggi offerti dallo Stato, sviluppando anche comunità energetiche. Questi luoghi periferici possono diventare luoghi di sperimentazione artistica e di promozione della bellezza, utilizzando strumenti come il “Regolamento sulla Street Art e il graffitismo” per riempire la nostra città di arte.

Un Comitato di educazione e cultura

Parallelo al Comitato Ordine Pubblico e Sicurezza, proponiamo di istituire un Comitato di Educazione e Cultura comprendente scuole, Enti del Terzo Settore e istituzioni, in grado di elaborare delle campagne informative scegliendo tematiche da proporre in forma libera all’interno degli istituti scolastici (ad es. nelle ore di Educazione Civica) e del tessuto associativo della città. Attraverso questo, si potrebbero coinvolgere quelle associazioni composte da medici e operatori sociali che lavorano per la riduzione del rischio nell’uso di sostanze stupefacenti e alcolici, per organizzare presidi fissi nei weekend per contrastare fenomeni legati al disagio sociale e all’abuso di alcolici e droghe.

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